Thursday, March 12, 2020





Sgarbi e il coronavirus


In un’emergenza nazionale così delicata, in cui tutti ci sentiamo impegnati, assistere allo sproloquio di un protagonista in bene o in male della scena culturale e artistica di questo nostro paese appare non solo  pericoloso ma indice di una mancanza, di una debolezza delle nostre Istituzioni davanti all’ingiuria, alla menzogna e alla provocazione così abilmente camuffate in liberalità.  Pensare poi che il medesimo personaggio sia il Presidente di un’Istituzione culturale come Il Mart, il prestigioso Museo di Arte moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto appare ancora di più paradossale se non addirittura ridicolo per la cultura e per il  modo in cui sono gestiti i nostri Musei nazionali, da tutti difesi a spada tratta.



 Come se non si conoscessero il linguaggio e gli atteggiamenti con cui il popolare critico si esprime sulle reti televisive e ora anche sui social. L’ultimo atto spettacolare  del nostro critico è quello che lo vede coinvolto in questa sua ultima impresa con l’uscita del video pubblicato su facebook dove appunto il nostro Vittorio Sgarbi dice la sua sul Coronavirus, sostenendo che non è vero niente e che si tratta di una banale influenza, insultando i virologi che se ne stanno occupando. Dietro le dichiarazioni di Sgarbi è evidente che si nasconde un’acredine  da parte di alcune frange della politica italiana che da sempre lo sostengono e lo usano anche in questa pericolosa  emergenza sanitaria.

                      

 Pur riconoscendo che in un sistema democratico ognuno può dire la sua, anche quella che più appare inaccettabile, esistono regole morali di convivenza civile e di rispetto verso tutti i cittadini che vanno rispettate anche da chi si sente protetto e libero tanto da poter dire quel che gli pare. Trovo disgustose le parole offensive usate da Sgarbi nei confronti di chi è in prima fila per combattere la diffusione del Coronavirus, scienziati,  ricercatori, medici.


                   

 Va ricordato che questo Virus non è solo emergenza nazionale ma di tutto il pianeta come dichiarato dall’Organizzazione  mondiale  della sanità (OMS).  Il che non è poca cosa.  Condivido totalmente pertanto la lettera di Artribune a firma di Valentina Muzi alla quale riconosco il coraggio di averla pubblicata e la posizione dei dipendenti del Mart i quali chiedono le dimissioni del loro Presidente per indegnità a rappresentare un’Istituzione come il Mart. Per inciso sottolineo che l’ex Direttore di questa importante  Istituzione dell’arte Moderna e Contemporanea, forse l’unica in tutta Italia, Gianfranco Maraniello stimato critico, non ha rinnovato  più il suo incarico dopo la nomina di Sgarbi. Lo stesso Museo vive ora tempi incerti senza una guida appropriata e responsabile. Forse come ha già fatto in altre occasioni intenderà lui stesso Sgarbi a fare il deus ex machina di questa Istituzione. Chi gli ha dato tutto questo potere? 

                 

Conosco personalmente Vittorio Sgarbi e a volte mi è anche simpatico, gli riconosco il piglio anarchico di chi deve mettere tutto in discussione come anche gli riconosco la sua preparazione sull’arte del passato, ma a tutto c’è un limite. Ricordo il modo devastante con cui ha curato la biennale di Venezia, con cui ha gestito la cultura come Assessore, con cui ha svolto incarichi importanti o è apparso innumerevoli volte in televisione insultando e sbraitando,  ma adesso è proprio troppo. 



Questo troppo non è in una pura relazione numerica che misura il  troppo di tutto ma si tratta di un troppo di niente che ha un carattere distruttivo e vergognosamente diffamatorio nei confronti degli altri. Non solo dell’altro in quanto tale ma di tutti. E questo non può essere accettabile in un paese civile e democratico. Certo il rispetto delle Istituzioni non va scambiato per accondiscendenza, ma quel principio pur  essendo qualcosa sul quale si può anche derogare, lo si può anche criticare  con logica e discernimento ma non affossarlo con deliberate ingiurie.



Ecco mi sembra che il nostro critico non sappia discernere e questo mi sembra grave in un uomo colto come lui. Mai un politico, uno studioso, un critico, uno scrittore ha avuto la scena pubblica, televisiva che ha avuto lui dal 1980 a oggi. Certo se l’è conquistata ma in che modo, ingiuriando offendendo? Dovrebbe sentirsi responsabile verso gli altri di ciò che dice. Ma non è mai stato così tranne forse rari casi.     La responsabilità vuol dire rispondere non solo a se stessi ma anche agli altri, saper riconoscere ciò che è giusto, essere chiamati a dare una risposta che porti pacificazione,  senso morale ed equilibrio, pur nello scontro politico. 

                   

Per tale ragione le invettive lanciate da Sgarbi che fra l’altro è un parlamentare della nostra Repubblica appaiono non solo ingiuriose ma alquanto prive di fondamento. In questo suo sproloquio egli irride alle Istituzioni di cui lui stesso è parte,  al Presidente della Repubblica, al governo e  agli scienziati che si occupano di salute pubblica. Ciò è inaccettabile da un punto di vista morale, privo di dignità etica e poco onesto rispetto alla dimensione di emergenza e ai provvedimenti che il Governo ha emanato dopo aver sentito gli specialisti. Soprattutto è la dignità di una nazione, degli stessi cittadini che viene calpestata, quando le parole pronunciate senza misura mettono in pericolo la salute di ognuno di noi. 


                

Ancora una volta in Italia su questa vicenda si creeranno tifoserie contrapposte, quelle schierate con Sgarbi e quelle schierate con il governo, con i suoi provvedimenti a difesa  della salute pubblica e la lotta al Coronavirus. In tutti e due i casi è sempre lui a farsi una grande pubblicità e a uscirne vittorioso. Ed è proprio questo che non possiamo permetterci più. Nella nostra Italia esistono migliaia di problemi, alcuni gravi e altri meno, ma tutti importanti e determinanti per il nostro futuro. Forse fermarsi ancora di più su questa vicenda è appunto troppo nel senso che dicevo prima, è deviante oltre che inutile. Occorrerebbe semplicemente stendere un silenzio pietoso e andare avanti. 


                         

Comunque Sgarbi sarà sempre sulla scena perché siamo noi che glielo permettiamo, facendolo appunto parlare o replicando in maniera moderata  alle sue invettive. Invece bisognerebbe rispondere con acredine e rabbia non lasciare che le sue invettive scorrano come un veleno insidioso in tutti noi. 


Questo è il rischio che corriamo. La vacuità e la pericolosità delle sue parole  che invadono la rete e che imprigionano; lo stesso filo sottile che confonde verità e menzogna non lasciano scampo. Bisogna, dunque, saperlo correre questo rischio e circoscriverlo,  isolare con  le parole adatte un Virus ancora più pericoloso, lui stesso.  

 

Immagini
0 Francesco Correggia, fermo immagine da letture futuriste, performance  al Museo Maon, Rende (CS)
1 Immagine di Vittorio  Sgarbi
2 Bruce Naumann, self portrait as a fountin, 1966
3 La lotta contro il coronavirus
4  Jules Olinski Basium Blush 1960
5  Michal Rovner, Current, 2012
6  Le ricercatrici  dello Spallanzani che hanno isolato il Virus
7  Danier Richter, Buffalo soldier, 2009
8  Massimo Galli infettivologo
9 Cai Guo Qiang,  gunpower on canvas, Flora Commedia, agli Uffizi  di Firenze
10 Grossberg Carl  Traumbild  Rotor 1927
11 Francesco Correggia si gode la solitudine

Monday, March 2, 2020





A proposito del Coronavirus

 


Un’irrazionalità profonda e senza ragione si è impossessata di tutti noi. Non vi è dubbio che il contagio del coronavirus sia temibile e pericoloso ma al contempo esso ci fa riflettere circa la reazione ondivora, cangiante e mutante che lo stesso virus ha diffuso nel nostro paese. L’intelligenza e la capacità di discernimento dovrebbero prevalere sull’irrazionale, sull’ondata di panico  ma non è stato e non è  così. Certo ciò che si mette in gioco con l’apparire del virus è l’incapacità dei nostri media di raccontare con discernimento quello che sta accadendo senza giungere a conclusioni affrettate e prive di fondamento. Ma ormai  si sa i media fanno questo, fanno notizia, spettacolo, confondono, vagheggiano, a volte  fanno ombra alla verità..
Come qualcuno comincia a dire sono gli scienziati, gli specialisti che devono dirci qualcosa,  su come proteggerci, come non rimanerne contagiati e soprattutto come uscirne. Sono loro che vanno ascoltati, seguiti, senza peraltro abbandonare i filtri dell’intelligenza critica e della valutazione oggettiva che ognuno di noi dovrebbe portare con sé.

 

Sembra invece che tutto l’apparato di protezione civile, dei servizi sanitari, della macchina amministrativa, delle stesse istituzioni di governo nazionale e regionale stiano andando in frantami e che le persone  reagiscano  a questo contagio  in maniera irragionevole. I messaggi sono contrastanti. Si è passati da una  settimana all’altra da  dichiarazioni rassicuranti del nostro presidente del consiglio del tipo: “Non c’è pericolo per il nostro paese, siamo pronti ad affrontare l’emergenza” a dichiarazioni diametralmente opposte:  “ Il pericolo è reale, i provvedimenti devono essere decisi, c’è la preoccupazione che il nostro sistema  sanitario non riesca a far fronte all’emergenza nazionale”. 

 

Non solo ma le nostre reti televisive di cui questo paese è estremamente  ghiotto e schiavo fanno a gara a creare ulteriore panico, con notizie a volte inesatte,  chiamando ad intervenire sulla questione non seri virologi professionisti ma giornalisti, opinionisti,  teatranti, addirittura conduttrici di programmi di ascolto per cui siamo costretti ad assistere alla stessa sceneggiata rituale che ormai in questo paese si consuma con un rituale identico, osceno, violento a scapito della verità, della moderazione, del ragionamento .

 

Certo la comunicazione e la globalizzazione sono importanti per scambiare informazioni, protocolli sperimentali, intese e provvedimenti comuni e riuscire così  a limitare la diffusione del virus con provvedimenti concertati  ma al contempo sono proprio i media globalizzati a montare in maniera del tutto innocente la catena di panico, di paure quasi antiche come se l’epidemia possa in qualche modo determinare una specie di catastrofe mondiale, incontrollabile. 

 

In questo caso sembra che siano proprio gli scienziati, coloro che combattono in prima fila, i medici virologi che ci rasserenano dicendo la verità, almeno quella accertata  su questo virus riportando scientificamente dati e modi di difesa personale contro l’attacco del coronavirus. Certo esso agisce in maniera subdola, con tempi differenti da nazione a nazione, da regione a regione da persona a persona e non è facile trovare l’antidoto giusto se non con un lavoro interminabile di ricerca e sperimentazione.

 

Occorre dire che qualche falla esiste nel nostro eccezionale  e inattaccabile  sistema  sanitario del quale quello lombardo è al primo posto per bontà dei servizi ospedalieri, efficacia e trattamento dalle malattie infettive. Dobbiamo purtroppo scoprire  che i ricercatori,  operanti negli ospedali di malattie infettive, sono pochi e sottopagati, lavorano a ritmi serrati, che i medici sono insufficienti, è di questi giorni la notizia che si sta pensando di richiamare i medici pensionati per far fronte all’emergenza, i reparti non sono sufficienti ad accogliere tutti i possibili contagiati. Le scorte di  mascherine, l’amuchina poi  si sono esaurite  e non si sa come reperirle e intanto cresce il mercato nero degli stessi prodotti che improvvisamente ricompaiono venduti a prezzi esorbitanti da personaggi inquietanti, improvvisati commercianti della paura.  Come, non doveva tutto funzionare a meraviglia, non dovevamo stare sereni?

 


Invece accade che:
Il panico si è diffuso dappertutto, I supermercati sono stati presi di assalto e solo ora stanno tornando alla normalità, I teatri, i musei, le scuole, le università, chiusi per più di una settimana poi non si sa;  le attività sportive, ricreative e culturali sospese. Le persone chiuse in casa, le strade vuote quasi in attesa di un’apocalisse imminente.  Indubbiamente si fa bene a intervenire drasticamente nei luoghi dove è più possibile il contagio, limitarne la diffusione risalire ai portatori.   Le decisione adottate possono, dunque, dirsi giuste anche se non sono del tutto adeguate alla situazione. Per esempio le Istituzioni culturali e museali, non andrebbero mai chiuse. Esse sono la storia, l’anima di questo paese. Sarebbe bastato controllare i flussi dei visitatori  e le orde del turismo serfista all’arrembaggio dei musei  ma questo andrebbe fatto anche in periodi normali senza aspettare l’arrivo del virus.  Ancora una volta in questo paese anche su questo argomento l’irrazionalità è tanta e la cagnara televisiva monta a dismisura.
Vale la pena ora soffermarci sulle conseguenze che il  Corona virus e   il rischio di contaminazione portano con sé. Se ascoltassimo di più gli esperti capiremmo che le misure intraprese potrebbero, oltre che a difenderci dal virus, consentirci di cambiare abitudini e comportamenti erronei rispetto all’ambiente in cui viviamo e a farci riflettere maggiormente sulla nostra posizione rispetto nel mondo. 

 


Le strade sono deserte e dopo l’assalto ai supermercati sembra  stia tornando la calma. Alla follia iniziale si sta sostituendo un’apparente calma. Il Virus ci sta forse  costringendo   a prenderci cura del sé , a trovare un  momento di raccoglimento nelle nostre vite inacidite dallo stress, dal rumore, dalla folla, dallo smog ?   Pensare al senso della propria vita in un momento come questo sarebbe    inaspettatamente efficace, quasi prodigioso. La paura dell’infezione e lo stesso coronavirus ci costringono a ripensare ai nostri comportamenti , ci impongono una riflessione, un ripensare al senso della nostra esistenza, del nostro rapporto con gli altri. Non è questo un modo per riuscire a debellare la paura e la follia che ci intrappolano ?

 

Il germe che si diffonde inopinatamente nell’aria  superando qualsiasi barriera  ci induce  a pensare   che siamo esposti, vulnerabili, esseri senzienti ancora indifesi.  E non è forse questo pensiero che ci rende consapevoli e anche più forti dello stesso virus ?   Il nesso fra il morbo virale e la guarigione è indelebile ma potente. La salvezza sta ancora in noi, nel prendersi cura della nostra interiorità, in silenzio,  con sacrificio e rinuncia, nel sapere fare a meno degli eccessi. 

 
 
Bisogna quindi  apprezzare  i momenti di  solitudine, imparare a pensare come se fossimo già in una gabbia o forse nella stessa caverna platonica da cui dobbiamo liberarci. Imparare a mettersi a distanza di almeno un metro non solo dalle   persone che potrebbero essere portatori sani del virus e quindi contagiosi  ma anche dalle cose, dall’eccesso, dallo sviluppo sfrenato. Evitare le folli e gli assembramenti  e adottare norme igieniche sane come il lavarsi  le mani ogni volta che entriamo a contatto con ambienti virtualmente contagiosi sono  elementari norme di comportamento civile.  Mettersi a un metro di distanza dalle persone che ci sono accanto, non tossire in faccia a qualcuno, non assumere atteggiamenti fintamente sociali verso gli altri, evitare di stringere la mano e baciarsi non è poi così difficile e grave, tanto si sta da soli anche quando ci si abbraccia fisicamente in una stretta vicinanza e in una falsa comunanza.

 

Forse bisogna ripensare alle categorie e ai modi di fare che fino ad oggi ci hanno caratterizzato, cambiare abitudini. Insomma cambiare senza per questo cadere nella trappola della  paura e della follia. Certo la paura è comune a tutti ma è anche vero che esistono diversi modi di avere paura e di superarla  in ogni essere umano. Che cosa bisogna fare per trasformare l’angoscia in possibilità di rinascita ?  Ridare senso al mondo anche in questa terribile contingenza, ridare senso soprattutto alla vita, saper guardare meglio, avere attenzione verso noi stessi e gli altri, ma anche verso le parole che diciamo e pronunciamo, senza pensarci, senza nessun freno come se il parlare e il dire fossero come una liberazione, un’espressione senza controllo del proprio sé, senza una distanza,  proprio come un virus che si diffonde.     

 
       
Viene  da pensare che molte cose che sappiamo di questo paese e anche di questo mondo globale non sono vere, che la questione è ancora una volta strutturale, culturale e la ragione è esiliata, messa in quarantena. L’esplosione della disuguaglianza , la dignità delle persone  la finanza speculativa, l’ambiente, i cambiamenti climatici non sono spariti, sono ancora lì a chiamarci in causa,  siamo noi i responsabili del disastro che ci sta attorno. 

 

L’economia sociale, l’ambiente, l’inquinamento, sono come macigni nell’esistenza della nostra e di tutte le altre   specie.  Forse infine siamo proprio noi il Virus peggiore che circola nel pianeta distruggendo con ferocia ogni cosa  e senza nessun rispetto della natura e dell’ambiente e non il coronavirus. Basterebbe forse solo pensarci…..         
 

Immagini:
1  Francesco Correggia versus futurismo,   2020
2  Ai Weiwei,  Tate modern, 2010 
3   Cai, Guo Quiang Burning Man-Cai, 2017
4  Michele Rovner current toledo,  2015
5   Immagine di un supermercato   svuotato      
6  Se alcuno vi aggiunge qualcosa….. dal libro l’apocalisse di San Giuvanni
7  Mieke Bal dal film Reasonable Doubt, 2016
8  El Anatsui, Bleeding Takar , 2007
9  Neo  Rauch Der Blaue, Fisch 2014
10  Kara Walker, They might be-guilty of something 2017
11  Museo del Novecento
12   Douglas Gordon, The Making of Monster, 1996
13  Thierry De Cordier, Grand Nada , 2017
14 Francesco Correggia, in occasione della sua personale  Try this Lens, Galleria    Antonio Battaglia, 2020

Friday, February 21, 2020





Video arte a Pelouse Interdite/Zone 


 

Il 19 Febbraio presso  lo studio Zone/Pelouse interdite  in via Paolo Sarpi, 58 si è svolta una rassegna video molto particolare. Abbiamo assistito ad una proiezione a parete  di video arte degli  anni settanta ottanta e un seminario  trasmesso  da uno schermo televisivo. Si è trattato di un evento vero e proprio, vista la consuetudine tutta milanese di celebrare i riti della moda, dello spettacolo, del lusso che accerchiano la nostra esistenza, ogni pensiero autonomo, ogni esigenza di una nuova sensibilità. Quella a cui assistiamo nelle strade milanese della moda  è la celebrazione acefala di un’esagerazione sfarzosa, di un regime della comunicazione, dello spettacolo integrato, tecnologico e intermediale, con l’unica finalità di vivere la vita come forma di un parossistico atteggiamento di evasione, di  disprezzo verso l’altro, gli altri. 


 


Non si tratta del mondo della vita ma della morte come aveva anticipato Leopardi nel dialogo tra la moda e la morte nelle operette morali. E’ quasi un segno provvidenziale e autentico che la rassegna si sia svolta proprio durante la settimana della moda.
 Nell’introduzione alla proiezione ho messo in luce la condizione in cui tale evento si svolge, come  di un vero e proprio  evento in quanto qualcosa che accade, manifesta una possibilità diversa; quella di   una particolare forma di resistenza che Pelouse interdite ha mostrato rispetto alle logiche generaliste  mediali della moda. 


 

Non un ripiegamento ma un rendere visibile l’umana ricerca, la dimensione del pensiero e della riflessione estetica e poetica, di un linguaggio di ricerca autentico. La sala era piena di giovani dell’Accademia di Brera ma anche dello Iulm e di altre Istituzioni: tutti  desiderosi di guardare e assistere  a qualcosa di diverso, di sostanzialmente altro.       

 

I nomi degli  artisti  della rassegna video erano  importanti e alcuni di loro sono tuttora riconosciuti in ambito internazionale, Si tratta di : Rebecca Horn, Federica Pezzolde, Pipilotti Rist, M. Abramovic &Ulay, M. Kage, M. Odenbach, F. Soletti, N. Meisner, Gruppe Notarische Reflexe, U. Rosenback, H. Wentscher. M. Krebs, V. Wolfl, W. Kahlen, C. Newman, K. Vom Bruch, N.J, Paik, I. Gunther, B. Hamman. I video hanno fatto parte di rassegne celebri  come documenta 6 Kassel, Kunsthalle Wien,   New Tate Londra e di alcune importanti gallerie berlinesi degli anni settanta. Lo schermo televisivo invece ha mostrato un seminario promosso dallo studio Veder nel 1988, su arte e filosofia, arte ed ermeneutica. E’ interessante notare quanto il dibattito fosse a quell’epoca intenso e ancora molto attuale per gli spunti originali e le riflessioni sull’estetica contemporanea.  Argomenti che ancora a distanza di tempo risultano anticipanti rispetto all’epoca  priva di contenuti e di atteggiamento critico verso il visibile  e le immagini  che stiamo attraversando. 

 
  
I video proiettati, anche se non di alta qualità da un punto di vista tecnico, mostrano come quegli artisti fossero interessati non solo al nuovo mezzo espressivo ma alla portata sperimentale, di senso che il nuovo mezzo aveva per loro. La dimensione poetica  insieme alla componente sperimentale, al suono e alla parola   toccavano  una soluzione che possiamo definire  paradigmatica, storica rispetto all’evolversi tecnico del mezzo e agli audio visivi di oggi  messi in scena dagli artisti che adoperano tale mezzo.

 

Si potrebbe pensare che le nuove tecnologie abbiano azzerato quella componente, espressiva e poetica che la video arte aveva all’origine a favore dell’immagine, della sua edulcorazione tecnica, pubblicitaria. Ecco il motivo che ci sembrava degno da riproporne la lettura e la visione. Non vi è dubbio che molti dei giovani artisti sono attratti da questo strumento,  ma quel  che oggi si ripropone è solo una specie di narrazione per immagini, con un modo di svolgerla  come racconto, una specie di  documentario tecnicamente perfetto  del proprio narcisismo, del proprio sé  senza alcun filtro esistenziale, di pensiero, senza alcuna componente poetica e di  ricerca di un nuovo linguaggio.

 

Il mezzo è diventato un prodotto della realtà contemporanea, , della pubblicità e dei suoi miti. Ciò nonostante è utile sottolineare quanto questi video proposti da Pelouse Interdite che sembrano arrivati da un altro mondo, siano, in realtà una specie di paradigma, siano cioè ricchi di soluzioni visive ancora interessanti e possano costituire un fondamento, direi quasi  storico, nella ricerca visiva contemporanea,  dell’uso dei nuovi audio visivi.   

 


La Video arte nasce in origine come possibilità di documentare le performance e le azioni degli artisti. Molti di loro provenivano dal Fluxus, come si può ben notare in  R,  Horn, M.  Abramovic e Ulay,  U. Rosenback, W. Kahlen, N.J Paik e in artisti come V. Acconci, C. Burden, G. Chiari, B. Nauman, questi ultimi non presenti in questa rassegna ma comunque importanti nel panorama storico della Video arte. 

 

C’è, in questi video  comunque una sperimentazione autonoma, un tentativo di esplorare nuovi territori, di impossessarsi di  un  linguaggio espressivo fondato  sulle stesse  possibilità che il mezzo aveva di forzare le immagini, di contaminarsi con il mezzo televisivo, di metterlo a nudo  come accade in artisti come   P. Rist,  M. Kage, M. Odenbach, F. Soletti, N. Meisner, Gruppe Notarische Reflexe, I. Gunther, B. Hamman. In entrambi i casi assistiamo ad una dialettica feconda tra le possibilità tecniche del nuovo mezzo e  l’esistenza, il mondo della vita, la lebenswelt   che gli artisti  intendevano mettere in primo piano come arte assoluta.


 


Possiamo ben dire e in fondo è ciò che i video  di Pelouse interdite intendevano mostrare è che si tratta degli anni eroici della video arte, di quel modo cioè  di costruire un nuovo linguaggio visivo ed espressivo a partire dalla consapevolezza di attraversare un nuovo piano dell’esperienza poetica, letteraria, visiva. 



Senza quelle teorizzazioni, quelle esperienze, quei meccanismi sperimentali d’immagini, di sonorità e di parole  la produzione dei numerosi audio visivi e dei video degli artisti della nuova generazione  appare sterile, estetizzante, senza senso. Ma forse è questo il senso dell’arte chiamata contemporanea, ahimè,  quello di non aver alcun senso.



Immagini

1  Francesco Correggia in una discussione su Arte e filosofia, Studio Veder 1988
2  Rebecca Horn, Finger gloves, Berlino 1974
3   Chris Burden  Shoot. 1971
4   M. Odenbach, proof of nothing,  Kunsthalle Vienna, 1989
5  P. Rist, I called you Jacky, 1989
6 M. Abramovich&Ulay  1988
7  U. Rosenbach , la nascita di venere,  1979
8  V.  Acconci Step Piece 1970
9 N. J. Paik,  1980
10 w. Kahlen, Horizon, 1978
11 Francesco Correggia, performance,  1982