La comunicazione sui
media è sempre imperfetta e bifida. Da una parte espande e diffonde dall’altra
occlude, non dice l’essenziale, non porta a una conoscenza, a una informazione
basata su fatti reali, ma solo a una falsificazione che sembra vera. La verità
viene velata in quanto apparizione ed è proprio nel suo velamento che sta la
portata dell’evento disvelante come accesso all’invisibile. L’evento non è
manifestazione dell’ego ma è e-ventus, “venire fuori", "accadere"
il che apre alla visione di ciò che non è da subito visibile. Non bisogna confondere la bellezza con
l’abitudine al bello che i media propagandano.
L’abbellimento di qualsiasi cosa compresa la realtà non ha niente a che
vedere con la bellezza, la quale è interiorità pudìca, è virtù e cosmo
dell’essere e lo stesso evento non è spettacolarizzazione di ciò che accade ma
evento stesso, trascendenza. L’Evento è
dunque un concreto; perché
sintesi di molte determinazioni, è unità del molteplice. Per questo nel
pensiero esso si presenta come processo di sintesi, come risultato e non come
punto di partenza, sebbene esso sia il punto di partenza effettivo e perciò
anche il punto di partenza dell’intuizione e della rappresentazione.
I media sono coinvolti in
uno smarrimento generale, in un addormentamento critico e interpretativo. Per
quanto possa sembrare paradossale in un mondo votato alla comunicazione,
all’intelligenza artificiale, ai social media ciò che sta pericolosamente
sparendo non è solo la capacità di comprendere le parole che usiamo ma è
proprio la memoria. La capacità cioè di ricordare, avvenimenti, storie, vicende,
parole e pensieri che ci appaiono lontani, non contemporanei. La
contemporaneità e con essa l’immediatezza con cui guardiamo le cose del mondo stanno distruggendo la capacità umana del
rimemorare, dell’ascoltare ciò che viene da lontano e che appartiene alla sfera
dell’attenzione, del prendersi cura.
Lo stesso punto di vista esistenziale, imprescindibile
nella vita quotidiana, è reso possibile solo se ci mettiamo in ascolto di
quella verità inafferrabile, quel bene, verso cui si indirizza la stessa idea
del bello. Dalla metafisica alla realtà. Alla metafisica, nel suo esser
fondamento di ogni reale, è intrinseca la via di accesso personale,
dell’artista e dei suoi interpreti. Ma interpretazione personale non significa
relativismo o soggettivismo individuale, bensì conoscenza di forme da parte di
persone, espressione personale simultanea a una rivelazione veritativa
universale, trascendente e incarnata assieme. C’è interpretazione solo se la
persona, esprimendo se stessa, rivela la verità metafisica nella sua stessa
presenza materiale . Non si dà pertanto estetica senza metafisica.
Scrive Pareyson: la bellezza è la contemplabilità
della forma in quanto forma. Dico forma non come contrapposta a contenuto o a
materia: la forma è organismo, vivente di vita propria e dotata di una legalità
interna: totalità irripetibile nella sua singolarità, indipendente nella sua
autonomia, esemplare nel suo valore onniriconoscibile, conclusa e aperta
insieme nella sua definitezza che racchiude un infinito, perfetta nell’armonia
e unità conferitele dalla sua legge di coerenza, intera nell’adeguazione
reciproca fra le parti e il tutto.
In un mondo in cui tutto,
perfino l’Uno diventa sempre di più compiacente al mercato si abbatte anche la
separazione tra cultura e commercio, tra arte e consumo, tra arte e pubblicità
con la conseguenza che ora l’arte serve a sua volta l’estetica del consumo. L’esperienza
individuale è appiattita al servilismo mediatico.
La scena della cultura è ora la piattaforma del consenso, degli algoritmi e del
piacere individuale. Il mettersi in mostra ha abbattuto il vissuto, la stessa
memoria. Ora nessuno ricorda più ciò che dal passato ci giunge come ammonimento,
come guida. Abbiamo a che fare con un consumo spirituale basato sullo stesso
capitalismo e il suo regime neoliberale. Sono loro che hanno sottomesso ogni
spiritualità e anche l’attenzione al pensiero. Quel pensiero che è attesa verso
l’altro che è attenzione ed evento al contempo, grazia e bellezza. Ora si teme
che l’intelligenza artificiale senza controllo possa nuocere all’umanità tanto
da annientarla. Non sono i media a metterci in guardia ma chi li ha inventati. È l’allarme lanciato da un ricercatore di Anthropic.
L’intelligenza artificiale non è priva di rischi: il problema è che, una volta
assegnato un obiettivo, l’algoritmo cerca di raggiungerlo nel modo più efficace
possibile, senza avere un vero senso del limite. La sfida non è quindi impedire
all’IA di essere intelligente, ma fare in modo che non possa usare la propria
intelligenza senza alcun limite.
Abbiamo perfino
dimenticato che viviamo in un mondo armato fino all’incredibile dove la
presenza dell’arma nucleare ci minaccia ogni giorno. Minaccia nucleare,
cambiamento climatico, guerre, intelligenza artificiale e perdita di memoria
sono presenti nelle nostre vite, nella quotidianità di ogni giorno senza che
nessuno si avvicini alla verità, vi si possa opporre e sveli le menzogne a cui
siamo sottoposti. È necessario pensare su un'altra scala. Il tempo stringe………






















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