Friday, September 18, 2026

La comunicazione e la memoria

 



La comunicazione sui media è sempre imperfetta e bifida. Da una parte espande e diffonde dall’altra occlude, non dice l’essenziale, non porta a una conoscenza, a una informazione basata su fatti reali, ma solo a una falsificazione che sembra vera. La verità viene velata in quanto apparizione ed è proprio nel suo velamento che sta la portata dell’evento disvelante come accesso all’invisibile. L’evento non è manifestazione dell’ego ma è e-ventus, “venire fuori", "accadere" il che apre alla visione di ciò che non è da subito visibile.  Non bisogna confondere la bellezza con l’abitudine al bello che i media propagandano.  L’abbellimento di qualsiasi cosa compresa la realtà non ha niente a che vedere con la bellezza, la quale è interiorità pudìca, è virtù e cosmo dell’essere e lo stesso evento non è spettacolarizzazione di ciò che accade ma evento stesso, trascendenza. L’Evento è dunque un concreto; perché sintesi di molte determinazioni, è unità del molteplice. Per questo nel pensiero esso si presenta come processo di sintesi, come risultato e non come punto di partenza, sebbene esso sia il punto di partenza effettivo e perciò anche il punto di partenza dell’intuizione e della rappresentazione.



I media sono coinvolti in uno smarrimento generale, in un addormentamento critico e interpretativo. Per quanto possa sembrare paradossale in un mondo votato alla comunicazione, all’intelligenza artificiale, ai social media ciò che sta pericolosamente sparendo non è solo la capacità di comprendere le parole che usiamo ma è proprio la memoria. La capacità cioè di ricordare, avvenimenti, storie, vicende, parole e pensieri che ci appaiono lontani, non contemporanei. La contemporaneità e con essa l’immediatezza con cui guardiamo le cose del mondo  stanno distruggendo la capacità umana del rimemorare, dell’ascoltare ciò che viene da lontano e che appartiene alla sfera dell’attenzione, del prendersi cura.  



Lo stesso punto di vista esistenziale, imprescindibile nella vita quotidiana, è reso possibile solo se ci mettiamo in ascolto di quella verità inafferrabile, quel bene, verso cui si indirizza la stessa idea del bello. Dalla metafisica alla realtà. Alla metafisica, nel suo esser fondamento di ogni reale, è intrinseca la via di accesso personale, dell’artista e dei suoi interpreti. Ma interpretazione personale non significa relativismo o soggettivismo individuale, bensì conoscenza di forme da parte di persone, espressione personale simultanea a una rivelazione veritativa universale, trascendente e incarnata assieme. C’è interpretazione solo se la persona, esprimendo se stessa, rivela la verità metafisica nella sua stessa presenza materiale . Non si dà pertanto estetica senza metafisica.



Scrive Pareyson: la bellezza è la contemplabilità della forma in quanto forma. Dico forma non come contrapposta a contenuto o a materia: la forma è organismo, vivente di vita propria e dotata di una legalità interna: totalità irripetibile nella sua singolarità, indipendente nella sua autonomia, esemplare nel suo valore onniriconoscibile, conclusa e aperta insieme nella sua definitezza che racchiude un infinito, perfetta nell’armonia e unità conferitele dalla sua legge di coerenza, intera nell’adeguazione reciproca fra le parti e il tutto.



In un mondo in cui tutto, perfino l’Uno diventa sempre di più compiacente al mercato si abbatte anche la separazione tra cultura e commercio, tra arte e consumo, tra arte e pubblicità con la conseguenza che ora l’arte serve a sua volta l’estetica del consumo. L’esperienza individuale è appiattita al servilismo mediatico. La scena della cultura è ora la piattaforma del consenso, degli algoritmi e del piacere individuale. Il mettersi in mostra ha abbattuto il vissuto, la stessa memoria. Ora nessuno ricorda più ciò che dal passato ci giunge come ammonimento, come guida. Abbiamo a che fare con un consumo spirituale basato sullo stesso capitalismo e il suo regime neoliberale. Sono loro che hanno sottomesso ogni spiritualità e anche l’attenzione al pensiero. Quel pensiero che è attesa verso l’altro che è attenzione ed evento al contempo, grazia e bellezza. Ora si teme che l’intelligenza artificiale senza controllo possa nuocere all’umanità tanto da annientarla. Non sono i media a metterci in guardia ma chi li ha inventati. È l’allarme lanciato da un ricercatore di Anthropic. L’intelligenza artificiale non è priva di rischi: il problema è che, una volta assegnato un obiettivo, l’algoritmo cerca di raggiungerlo nel modo più efficace possibile, senza avere un vero senso del limite. La sfida non è quindi impedire all’IA di essere intelligente, ma fare in modo che non possa usare la propria intelligenza senza alcun limite.



Abbiamo perfino dimenticato che viviamo in un mondo armato fino all’incredibile dove la presenza dell’arma nucleare ci minaccia ogni giorno. Minaccia nucleare, cambiamento climatico, guerre, intelligenza artificiale e perdita di memoria sono presenti nelle nostre vite, nella quotidianità di ogni giorno senza che nessuno si avvicini alla verità, vi si possa opporre e sveli le menzogne a cui siamo sottoposti. È necessario pensare su un'altra scala. Il tempo stringe………

Immagini

1 Francesco Correggia fermo immagine  dalla performance Hegel for ever 1993

2 Francesco Correggia, Caosmosi, olio su tela 1,00 x 1,50

3 Francesco Correggia, ex  libris, Fichte,  1990

4 Andy Bichlbaum Mik Bonanno the yes man 2020

5 Ed Ruscha scarf wool hang, 2022

6 Woody Vasulka,  senza titolo




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