All’ombra
del Coronavirus
In questi giorni di
paura e angoscia ognuno di noi cerca di ridare senso alla propria vita.
Il Coronavirus ci ha costretti a
difenderci nell’unico modo possibile e cioè impedendogli di agire, di
diffondersi. Stare chiusi in casa appare come l’unica possibilità di limitarne
la diffusione. In questa forzata segregazione non possiamo fare a meno di
pensare agli altri come a quelli senza
casa, senza tetto, senza alcuna protezione. Non possiamo dimenticarci di loro,
dei poveri, dei derelitti, degli abbandonati.
La costrizione
a chiuderci in casa non deve farci diventare insensibili al dolore e a
quell’altra solitudine che altri meno fortunati di noi vivono, dormendo per
strada, per i senza dimora per chi è stato abbandonato dal nostro vivere sociale,
dalla nostra frenesia a raggiungere il successo senza badare agli altri e a
sprecare senza freni. Non li abbiamo visti prima perché dovremmo vederli ora
che le città sono deserte ?
Una miriade di domande dovrebbero farsi avanti, ora che siamo chiamati
a vivere la nostra solitudine insieme alle nostre famiglie o da soli. Che cosa
significa stare all’ombra del
Coronavirus, c’è un prima e un dopo nel
nostro mondo, nella politica, nei rapporti sociali, nelle nostre esistenze e
nel nostro modo di vivere? Sembra che
ancora l’ansia di protagonismo, perfino ora, non ci faccia pensare a come stiano
veramente le cose, a come reagire e a come essere nel dopo.
E’ ciò che molti ora sostengono che questa è
un’occasione per ripensare alla nostra esistenza e a risollevarci, dopo che
tutto sarà finito, più forti e più sani, più santi di prima. Non è forse questa un’illusione? C’è
addirittura chi sostiene perentoriamente che dovranno cambiare i nostri modelli
di vita, le nostre abitudini, per poi presentarsi con la propria faccia sulle reti
sociali a farsi pubblicità. Che cosa
dunque dovrebbe cambiare nella nostra vita e nelle nostre abitudini senza agitare il tormentoso squallore del
protagonismo, della pubblicità, dell’arrivare per prima, dell’essere sempre più
avanti degli altri?
Ciascuno di noi
fa esperienza immediata di questa nuova condizione come può, in maniera
diversa e le risposte possono essere molteplici. Una costante significativa le
accomuna quella della responsabilità, e
della solidarietà. E’ ciò che ci mette insieme nel pericolo e che
si mostra in questi giorni, anche se non mancano
reazioni di panico come l’affollamento nei supermercati, l’accaparramento di
scorte alimentari, il nervosismo, a volte anche l’esibizione. Né possiamo dimenticare che il pase ha dei problemi, dei difetti, delle mancanze non più
accettabili come la corruzione, l’evasione fiscale, e ancora la lentezza della macchina burocratica
amministrativa le poche risorse per la ricerca, i tagli alla sanità ecc.
Il paese del dopo dovrà per forza fare i conti con
queste questioni e risolverle in maniera equa e civile e forse saremo capaci anche di far meglio e
ripartire rinnovati e rinforzati. Queste belle parole non possono ad ogni modo fare a meno di
entrare nella dimensione dell’immaginario collettivo, dei mutamenti culturali e
comportamentali a cui l’ombra del
Coronavirus e la sua capacità di diffondersi ci impongono.
La solitudine è una di quelle esperienze esclusa dal
prima del Coronavirus come improduttiva, antisociale quasi pericolosa e che ora
scopriamo come risorsa umana, possibilità di conoscenza. La solitudine a cui ci
costringe il Coronavirus non è passiva ma è attiva, ci costringe a pensare
senza ingombri, ad andare in profondità a prendersi cura del sé. Il che vuol
dire anche avere cura dell’altro.
Stare a distanza non è solo un modo per difendersi
dalla pandemia, ma guardare le cose senza farci prendere dall’apparenza,
dall’epidermide, dai sensi. La distanza è smetterla con i comportamenti di una socialità falsa, fatta di abbracci,
ammiccamenti, menzogne e baci, vuol dire
tornare all’essenziale, riconoscere l’altro per la sua interiorità , per la sua
voce, per le parole che sa dire, per il suo volto, per il bene che ci può dare davvero. Smettiamola
di fingere.
L’esistenza di ognuno di noi è appesa al filo sottile
della morte che ci separa dagli affetti, dagli amori. Anche questa è stata
abolita dal nostro vivere quotidiano fatto di prolungamenti di vissuti
frenetici, dove l’attesa è abolita dove il pensiero della morte è relegato alla
dimensione cimiteriale; bisogna disfarsene e impedire che ci rovini il piacere
di vivere, godere, far sesso. Qui è l’altro stacco epocale che ci fa
prendere coscienza del fatto che siamo esseri indifesi, e non basta dire che il
Coronavirus colpisce solo gli anziani, i già esposti con patologie
pregresse ma può colpire tutti anche
indistintamente come è già accaduto in Cina. Siamo tutti esposti alla morte.
La distinzione
fra anziani, vecchi e uomini adulti e giovani
qui appare come una discriminazione, riportandoci un mondo delle cifre che non mette a nudo la
verità. La morte poi è un passaggio,
un’esperienza che ognuno di noi deve fare da solo e bisogna saperla
vivere la morte. Meditare su questa condizione umana e il suo limite è quasi
necessario alla stessa vita, fa fiorire dimensioni nuove che abbiamo lasciato
alla sfera religiosa sebbene essa sia un bene che non va trascurato. Pregare in
questo momento deve essere un’esigenza autentica delle persone, ma bisogna
pregare per gli altri e non solo per salvare la propria anima. Si deve chiedere
conforto al Signore sempre e non solo quando ci si trova in pericolo.
L’altro aspetto che viene spesso riportato dai media è
quello che riguarda la nostra vita in casa, senza potere uscire e incontrare
gli amici, partecipare a eventi sportivi,
andare nei musei, viaggiare ecc. Anche in questo caso la retorica è tanta. E
gli inviti per impegnare il tempo da trascorrere a casa sono tanti e arrivano
da più parti, usare il computer, connettersi in rete, leggere un buon libro, dedicarsi alla
famiglia.
Lasciatemi poter dire, senza peraltro pensare di dire
alcunchè di nuovo che è proprio della
condizione umana, fin dall’inizio dei
tempi quella di trovare un modo per sopravvivere alle proprie sventure che nel
corso della storia ne sono state tante. Questo modo si chiama arte, letteratura, pittura, poesia. Esse sono non solo delle pratiche
manuali ma forme di conoscenza, testimonianze, appagamento materiale e
spirituale, forme che ci mettono a contatto con altre esistenze, con il passato
con la storia. Anche qui abbiamo relegato queste conoscenze, queste verità,
saperi, e piaceri ai Musei e alle
biblioteche dove prima ci siamo accalcati in file interminabili per fare il nostro
selfie e poter dire ci siamo stati, abbiamo visto quella mostra, comprato quel
libro. Insomma tutto per la nostra vanità.
Quante volte non abbiamo potuto leggere un libro di
letteratura perché non ne abbiamo avuto il tempo e invece abbiamo preferito leggere qualche facile e breve romanzetto e a
volte neppure quello? Oppure non abbiamo saputo scegliere un buon quadro di
pittura, comprarlo, tenerlo accanto a
noi in casa. Abbiamo pensato che esso
fosse un riempitivo un arredamento, una specie di decorazione da comprare alle
aste televisive per il salotto e non come un bene prezioso, apertura a un mondo , ad una visone del mondo,
a qualcosa di reale che ci riempie la vita e di cui possiamo godere ogni volta. Abbiamo
preferito, invece che accrescere il nostro spirito verso mete impensabili al contrario andare in vacanza,
spendere i nostri soldi per piaceri momentanei.
Non siamo mai andati in profondità, non abbiamo fatto
nessuno sforzo per conoscere noi stessi
, da dove veniamo, quale il senso della nostra vita, quel che gli antichi
chiamavano il nostro destino e arrivare al vero piacere visivo, letterario, comprendere
la natura del nostro vivere e della nostra esistenza, leggere il Mondo e contemplare
studiandola un’opera d’arte, la sua storia,
la sua altra natura. Questo è il momento
di farlo. Guardiamo lo spazio del nostro
vivere senza sotterfugi e fughe ora che siamo costretti a farlo. Solo se sappiamo farlo ne potremmo uscire vittoriosi,
cambiati in bene senza che il coronavirus ci intacchi ulteriormente.
Oltre a riordinare il mio studio e a fare il punto su
dove mi trovo con la pittura ho letto in questo periodo di isolamento e
solitudine due classici della letteratura. Sebbene ne abbia letti tanti, questa
volta ho trovato il tempo non solo di leggerli ma di calarmi nella storia e
nell’epoca in cui sono stati scritti. Si tratta del Doctor Faustus di Thomas
Mann e David Copperfield di Charles Dickens.
Sono due autori completamente diversi ma emblematici sia
per lo stile narrativo sia per il
contesto storico in cui sono stati scritti e si svolgono le vicende narrate. Ho
fatto fatica a leggerli sebbene ne avessi il tempo. L’averli letti, goduto
della loro scrittura e compresi fino in fondo mi ha riempito di gioia. Alla
fine ho pianto di commozione.
Mi sono allora ricordato di un libro esemplare di
James
Elkins, storico dell’arte e teorico della cultura visuale, dal titolo Dipinti e lacrime. Il libro racconta la storia di gente che ha pianto
davanti a un quadro. E’ stato dirimente per me aver fatto una simile esperienza
con la letteratura.
Secondo un’immagine
della tradizione cabbalistica sono le nostre autentiche lacrime che
come gocce di dolore cadono nell’oceano
immenso dell’eternità e fluiscono in Dio
in un’isola di speranza e amore. Esse
sono un contatto nel processo della creazione attraverso le Sefirot che ci avvicinano alla trascendenza, al soffio
divino. Sono le nostre lacrime ad essere
ascoltate dal Signore. Rimaniamo, dunque, tutti a casa e pensiamo alle opportunità che questa dolorosa esperienza ci offre: cambiare le nostre esistenze, la
nostra vita.
Immagini
1 Francesco
Correggia con la mascherina
2
Coronavirus
3 Disegni
del Paleolitico nella grotta di Chauvet
4 Durer La
melanconia, 1514
5 Pablo
Picasso, I disegni preparatori di
Guernica
6 Kevin Pontuti, vanita
movie 2017
7 Ron
Mueck, in_Bed_ 2005
8 Mark
Rothko, una delle sale della New Tate
9 Ritratto
di Thomas Mann
10 Thomas_Mann
Copertina del libro di Doktor, Faustus 1947
11 Georges
De La Tour, Maria Maddalena, 1625
12 Ritratto
di Charles Dickens 1852
13 James
Elkins, Copertina del libro Dipinti e Lacrime
14 15 Rogier
Vander Weyden deposizione dettaglio madonna
15 Le 10
Sefirot della Kabbalah
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